Dissapore adesso è vivo. Potete vederlo a questo indirizzo: http://www.dissapore.com , ci sono già alcuni commenti tutti molto affettuosi, grazie.
Che cos’è? Un blog su cibo e vino scritto da una serie di editor associati e da me, disegnato da Tiziano Fogliata con la grafica di Antonio Tomacelli.
E’ una rilettura in tempo reale delle top news gastronomiche — o se preferite, un antidoto alla dose quotidiana di giornalismo gastronomico servile, insipido e sdentato, alleggerito dal piacere di scoprire, cucinare, mangiare e condividere grande cibo [inserite qui le voci verbali adatte al vino].
Qualche storia delle ultime 24 ore… Dissapore casting: avanti il prossimo* Siamo entrati nell’era post-Gambero* Incentivi per le emergenze idrauliche: una proposta rivoluzionaria* Eurodeputato: caffè pagato. Offre La Cimbali.
Dateci le vostre impressioni sul design e i contenuti del blog. E gli editor sono sempre affamati di idee per i post. Ci trovate a dillo@dissapore.com
Soprattutto, Dissapore è il tentativo di incrociare un modello editoriale tradizionale, pensate a una rivista autorevole (nei suoi anni migliori) come il Gambero Rosso, con il coinvolgimento dei lettori, il candore, la frequenza, l’ipertestualità del formato blog. Se da qualche parte del sito leggete Dissapore Network è perché non ci fermeremo qui, non credo. Aspettatevi sorprese a breve.
Infine, non ho idea se Dissapore possa portare entrate. Tutto quello che so è che i blog hanno cambiato l’informazione, gli appassionati di vino e cucina, anche grazie a Facebook, sono tutti online, e alcuni grandi marchi alimentari o del vino stanno scoprendo internet.
Se intendete: What are you doing right now?, la risposta non può che essere: sto aggiornando il mio stato (su Twitter, su Facebook). Se invece mi chiedete cosa stai facendo adesso che non scrivi Kelablu, la risposta non può che essere la stessa: sto aggiornando il mio stato (su Twitter, su Facebook). Ma fortunatamente, per quanto uno possa essere prolifico e/o intrappolato nella paranoia indotta da Facebook, aggiornare stati non vampirizza il tempo libero.
E cosa hai fatto nel tempo libero?
Ho pensato che è arrivato il momento di fare: un pensiero ricorrente. Io amo ogni cosa riguardi cibo e vino. Seriamente, vado pazzo per le cose buone. Me ne occupo professionalmente dal 2000 e ancora non ne ho abbastanza. Allo stesso modo da anni scrivo blog o ne parlo con fervore evangelico, e malgrado quasi-tutti li ritengano megafoni per smanettoni esaltati, geneticamente incapaci di produrre reddito, i blog hanno perfino pagato alcuni dei miei conti.
Sì, ma è arrivato il momento di fare, cosa?
L’emorragia di copie vendute e di inserzionisti pubblicitari ha accentuato la crisi dei giornali. Il costo dell’informazione è in caduta libera e quando toccherà il fondo—l’Atlantic ci ha fatto tremare parlando di imminente fine corsa per il New York Times—anche in Italia interi formati editoriali oggi redditizi: quotidiani; riviste; guide… o accetteranno di essere stravolti o verranno semplicemente cancellati. E’ così, punto. Non c’è niente che nessuno possa farci. Come alcuni di noi ripetono in privato, in pubblico, perfino agli stessi giornali quando ci chiedono consulenze. E sapete cosa? Ci ascoltano, ci pagano, poi decidono di non starci a sentire.
Ma il prezzo da pagare alla crisi è anche un altro. Se la pubblicità non basta più a sostenere i costi editoriali di una testata, cedere alle lusinghe di finanziatori che intendono servirsene per orientare l’opinione pubblica, a fini politici o economici, è una tentazione irresistibile. Anche parlando di cibo. Di vino, soprattutto. Il risultato è che sempre meno riviste di vino (e di cibo) sono veramente credibili. Proprio mentre il ruolo dei lettori è completamente cambiato grazie a internet. Non abbiamo più semplici lettori, o ascoltatori o spettatori. Non abbiamo consumatori e meno ancora clienti. Abbiamo utilizzatori. Che non consumano passivamente i contenuti, li usano per le loro conversazioni. Non il tipo di lettori cui puoi darla a bere facilmente.
E perciò, cosa hai deciso di fare?
Se racconto quante volte ho rimandato l’esperimento di una rivista solo-online devota ai temi del cibo e del vino, capace di aggregare una seria comunità di appassionati, rischio di azzerare la vostra pazienza. Ogni scusa è stata buona - non è un’impresa redditizia, mancano le persone giuste - e via giustificando. Oggi è cambiato qualcosa? Non molto. L’idea che a coprirne i costi, anche se infinatamente più bassi rispetto a una rivista di carta, siano il banner pubblicitario nell’angolo di una pagina o la pubblicità contestuale di Google, mi sembra velleitaria. Tuttavia, siccome esistono altre possibilità, non escluderei niente.
E le persone giuste?
Come dimostrato da centinaia di casi, e nel suo piccolo anche da Kelablu, diventato nel frattempo un vero paradiso del LOL, giornalista e blogger sono ruoli che richiedono attitudini diverse. In particolare, non capita spesso di trovare buoni giornalisti che sono anche buoni blogger. Nel frattempo, il lettore si è evoluto, le nuove tecnologie gli hanno permesso di accedere più facilmente alle fonti del giornalismo classico, in qualche caso è diventato un nuovo operatore dell’informazione. Questo è il genere di persone che preferisco, e che per fortuna ho incontrato durante la mia collaborazione con il Gambero Rosso. Un gruppo di quasi-giornalisti smanettoni, sempre in movimento, capaci di adattarsi a ogni ambiente e a ogni strumento: il Mac; la fotocamera; il telefonino. Più che una redazione, una sorta di nuova stirpe con gli attributi per scuotere la gerarchia dell’informazione.
Per cui?
Bè, vediamo cosa succede tra poco.
Televisione devota al cibo. Il sito comprende ricette, video, e profili dei cuochi.

Un paio di screenshot.

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