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un tumblr di massimo bernardi

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Massimo, cosa stai facendo adesso?

Se intendete: What are you doing right now?, la risposta non può che essere: sto aggiornando il mio stato (su Twitter, su Facebook). Se invece mi chiedete cosa stai facendo adesso che non scrivi Kelablu, la risposta non può che essere la stessa: sto aggiornando il mio stato (su Twitter, su Facebook). Ma fortunatamente, per quanto uno possa essere prolifico e/o intrappolato nella paranoia indotta da Facebook, aggiornare stati non vampirizza il tempo libero.

E cosa hai fatto nel tempo libero?
Ho pensato che è arrivato il momento di fare: un pensiero ricorrente. Io amo ogni cosa riguardi cibo e vino. Seriamente, vado pazzo per le cose buone. Me ne occupo professionalmente dal 2000 e ancora non ne ho abbastanza. Allo stesso modo da anni scrivo blog o ne parlo con fervore evangelico, e malgrado quasi-tutti li ritengano megafoni per smanettoni esaltati, geneticamente incapaci di produrre reddito, i blog hanno perfino pagato alcuni dei miei conti.

Sì, ma è arrivato il momento di fare, cosa?
L’emorragia di copie vendute e di inserzionisti pubblicitari ha accentuato la crisi dei giornali. Il costo dell’informazione è in caduta libera e quando toccherà il fondol’Atlantic ci ha fatto tremare parlando di imminente fine corsa per il New York Timesanche in Italia interi formati editoriali oggi redditizi: quotidiani; riviste; guide… o accetteranno di essere stravolti o verranno semplicemente cancellati. E’ così, punto. Non c’è niente che nessuno possa farci. Come alcuni di noi ripetono in privato, in pubblico, perfino agli stessi giornali quando ci chiedono consulenze. E sapete cosa? Ci ascoltano, ci pagano, poi decidono di non starci a sentire.

Ma il prezzo da pagare alla crisi è anche un altro. Se la pubblicità non basta più a sostenere i costi editoriali di una testata, cedere alle lusinghe di finanziatori che intendono servirsene per orientare l’opinione pubblica, a fini politici o economici, è una tentazione irresistibile. Anche parlando di cibo. Di vino, soprattutto. Il risultato è che sempre meno riviste di vino (e di cibo) sono veramente credibili. Proprio mentre il ruolo dei lettori è completamente cambiato grazie a internet. Non abbiamo più semplici lettori, o ascoltatori o spettatori. Non abbiamo consumatori e meno ancora clienti. Abbiamo utilizzatori. Che non consumano passivamente i contenuti, li usano per le loro conversazioni. Non il tipo di lettori cui puoi darla a bere facilmente.

E perciò, cosa hai deciso di fare?
Se racconto quante volte ho rimandato l’esperimento di una rivista solo-online devota ai temi del cibo e del vino, capace di aggregare una seria comunità di appassionati, rischio di azzerare la vostra pazienza. Ogni scusa è stata buona - non è un’impresa redditizia, mancano le persone giuste - e via giustificando. Oggi è cambiato qualcosa? Non molto. L’idea che a coprirne i costi, anche se infinatamente più bassi rispetto a una rivista di carta, siano il banner pubblicitario nell’angolo di una pagina o la pubblicità contestuale di Google, mi sembra velleitaria. Tuttavia, siccome esistono altre possibilità, non escluderei niente.

E le persone giuste?

Come dimostrato da centinaia di casi, e nel suo piccolo anche da Kelablu, diventato nel frattempo un vero paradiso del LOL, giornalista e blogger sono ruoli che richiedono attitudini diverse. In particolare, non capita spesso di trovare buoni giornalisti che sono anche buoni blogger. Nel frattempo, il lettore si è evoluto, le nuove tecnologie gli hanno permesso di accedere più facilmente alle fonti del giornalismo classico, in qualche caso è diventato un nuovo operatore dell’informazione. Questo è il genere di persone che preferisco, e che per fortuna ho incontrato durante la mia collaborazione con il Gambero Rosso. Un gruppo di quasi-giornalisti smanettoni, sempre in movimento, capaci di adattarsi a ogni ambiente e a ogni strumento: il Mac; la fotocamera; il telefonino. Più che una redazione, una sorta di nuova stirpe con gli attributi per scuotere la gerarchia dell’informazione.

Per cui?
Bè, vediamo cosa succede tra poco.